associazione per il miglioramento ambientale di Castione
associazione per il miglioramento ambientale di Castione

LA SCUOLA E IL MERCATO

Proponiamo questo interessante articolo che si inserisce a pennello sulle dinamiche che distolgono dai veri interessi di una comunità. Si  promuove, per contro, le luci colorate le vane promesse dei diversi Tavanna Ray moderni.

 

IL DIBATTITO

La scuola e il mercato

di Arnaldo Alberti

La Regione Ticino 8.6.2013

Non è facile orientarsi nel mare di parole che si pronunciano e si spendono per definire una scuola del presente e del futuro ai fini di ridarle la dignità di cui ha estremo bisogno. A distogliere l’attenzione e la possibilità di fare una riflessione costruttiva per un’autentica riforma della scuola sono gli scritti in cui gli autori si compiacciono e, con puntigliosa attenzione, si guardano bene dal far male a qualcuno. Sono spesso testi di docenti la cui ultima e possibile intenzione è quella di predisporre uno scenario nel quale ci si deve sacrificare e pagare di persona, come fece ad esempio Don Milani o, se vogliamo ritrovare nel passato qualcosa che giustifica l’orgoglio d’essere svizzeri, il buon Pestalozzi. Neanche molti genitori sono disposti a pagare di persona per dare ai figli un’educazione adeguata; perciò anche loro apprezzano i bei discorsi dei docenti. Notiamo allora che proprio i responsabili della scorretta e negligente trasmissione del sapere, della ghettizzazione degli sprovveduti, dell’ineducazione o della maleducazione e della conseguente violenza della gioventù, non hanno nessuna intenzione, perché non ne hanno voglia, di contrapporsi e d’opporsi alle idee dominanti che determinano appunto la situazione sociale odierna nella quale la scuola e la società civile stanno degradando e regredendo a livelli non ottocenteschi ma, se consideriamo i valori in gioco, addirittura preilluministici. Le prove, incontestabili, del fallimento della scuola e del dissesto sociale che ne consegue a mio parere sono l’analfabetismo di ritorno e l’incapacità di gestire l’adolescenza. Proprio per non permettere l’identificazione dei problemi, lo studio e l’implementazione di misure atte ad evitare il tracollo dell’istituzione pubblica, la scuola la si spoliticizza e la si purga da tutte quelle idee e concetti che in passato immettevano in essa, con vigore, valori e simboli autentici per lasciarla, come uno straccio, nelle mani ed in balia della peggiore delle ideologie che oggi governano il mondo: quella che stabilisce la preminenza del mercato sulla politica. È preoccupante constatare che le “Linee direttive e Piano finanziario 2012-2015”, pubblicate dal Decs, siano prive di una riflessione nel senso qui abbozzato e nemmeno in nessun documento di governo vi sia un’analisi dell’“Ist Zustand” sociale su cui fondare una riforma meritevole di tale nome. Torniamo ad esaminare con ordine i due effetti principali e più evidenti dell’attuale dissesto. Il primo, l’analfabetismo di ritorno che tocca il 30% degli adulti, è l’humus entro il quale germoglia, cresce e prospera la reazione regressiva clerico-leghista che oggi ha la maggioranza in governo. È evidente ed ovvio che un articolo di giornale o un libro, strutturati ed intelligenti, in cui si parla dei fondamenti della democrazia liberale, della solidarietà sociale o dei valori cristiani ripresi dall’età classica, non è capito o è disprezzato da un analfabeta di ritorno; invece sono capiti benissimo l’insulto, il dileggio, i ricatti, le calunnie, le discriminazioni e il razzismo. Che il “Mattino” sia il settimanale più letto nei licei conferma come questa scuola superiore prepara la classe dirigente di domani. Il concetto è quindi chiaro: nessuno osa toccare una scuola entro cui nasce e si forma una gioventù che ricorda, come del resto già accennato in passato da Gendotti, una gioventù degli anni Venti del secolo scorso. E che la sbando si manifesta proprio nella scuola media, frequentata da adolescenti, è una prova evidente non dell’incapacità, ma della mancanza di volontà dei genitori e dei docenti d’essere tali e d’assumersi la responsabilità d’educare con autorevolezza, invece che adagiarsi su un permissivismo manifestato con ambigua amicizia e finto amore imposto a dei figli stracarichi di protesi, come in effetti sono i Tablet, gli iPhone, e rimbecilliti da programmi della nostra tv pubblica, negligente persino nel tradurre i titoli dall’inglese all’italiano dei film americani, insulsi ed estranei al nostro contesto, che ogni sera trasmette. Il problema si presenta in tutta la sua gravità e drammaticità se si considera l’evoluzione del diritto civile di questi ultimi decenni. Sistematicamente gli adulti, per garantirsi spazi sufficienti in cui stare comodi e “realizzarsi”, hanno rinunciato a grandi margini dei loro ruoli d’assistenza e di responsabilità, per affidarli ai loro figli minorenni impreparati ed inidonei per assumerli. Questo modo di fare è stato tanto più giustificato dal fatto che, per l’uomo e la donna, stare a casa ad educare figli, nell’apprezzamento sociale ed economico, è l’ultimo e il meno ambito dei ruoli che si possono immaginare e svolgere. Così come troppi docenti, invece d’assumersi l’estenuante fatica d’educare ed imporsi con la necessaria e carismatica autorevolezza, prediligono i discorsi corporativi e sindacali, i genitori, più attenti al loro interesse personale che non al bene dei figli, lasciano ai minorenni l’ultima parola, soppesata e valutata come se fosse quella degli adulti o dei docenti e delegano a loro la successiva presa di decisione. Lo sciocchezzaio che il giovanilismo produce è oggi istituzionalizzato proprio dall’adulto che s’infantilizza, e non c’è da meravigliarsi se docenti, genitori e figli fanno tutti, irresponsabilmente, i propri comodi. O meglio, fanno i comodi del mercato che trova in loro, proprio perché immaturi, i migliori e più assidui clienti.