associazione per il miglioramento ambientale di Castione
associazione per il miglioramento ambientale di Castione

AI PIEDI DELLA SCALA - ZONA INDUSTRIALE

 

La zona industriale tenta finalmente di decollare

arbedo-castione / Abbandonata l’ipotesi dello stadio, si sta ridefinendo il comparto che avrà nello stabilimento FFS il fiore all’occhiello - Si punterà sulle attività ad alto valore aggiunto L’AMICA: «L’attuale situazione di stasi è frutto delle fallimentari scelte politiche del passato»

Alan Del Don CdT 14.03.2020

Che volto avrà la zona industriale di Castione? Bella domanda. Tanto che ritorna, a ogni piè sospinto, da ben trent’anni. Consumatisi l’inevitabile addio allo stadio dopo il fallimento del progetto «DaiTicino!» portato avanti dall’ex presidente dell’ACB Gabriele Giulini e le mai concretizzate sirene italo-inglesi, ci si chiede come e quando decollerà il comparto ad est della stazione. Il caposaldo, a dire il vero, c’è. Ed è mica poca roba. Dal 2026 (se non prima) si insedieranno le moderne Officine FFS da 360 milioni di franchi, che come noto lasceranno Bellinzona dopo oltre un secolo.

Verso il polo tecnologico?

Il Municipio lo sa benissimo. E non a caso sta ripianificando completamente l’area di oltre 120.000 metri quadrati in collaborazione con i preposti uffici cantonali. L’obiettivo è quello di puntare sulle attività ad alto valore aggiunto. Non è utopico pensare che Castione possa diventare una specie di polo tecnologico cantonale in grado di attrarre aziende ed imprese che operano nella ricerca ma non solo. Al momento, tuttavia, è prematuro fare previsioni. Occorreranno mesi prima che il gruppo di lavoro creato ad hoc possa mettere nero su bianco le sue idee e, in seguito, abbozzare la nuova variante di Piano regolatore. Quello che è certo è che si è cambiato paradigma, stracciando definitivamente l’ipotesi di un impianto sportivo multifunzionale con (altri) contenuti misti.

«Siamo ai piedi della scala»

Chi sta alla finestra seguendo con grande attenzione quello che sta succedendo è l’Associazione per il miglioramento ambientale di Castione (AMICA), presente sul territorio da tredici anni. Non ha mai fatto mancare la sua voce critica sulla trasformazione del quartiere nell’ultimo decennio. E oggi prende posizione anche sulla pianificazione della zona industriale «che ha sollevato molte discussioni e ancora oggi vive un periodo di ‘sospensione nel nulla’». In un comunicato il comitato dell’AMICA osserva che «le fallimentari scelte politiche del passato hanno fatto parlare tutto il Cantone e continuano a farlo, tuttavia il Consiglio comunale ha sempre avallato, senza fornire prova di spirito critico, le decisioni dell’Esecutivo, anche quando si scontravano palesemente con l’evidenza dei fatti. Un iter complesso ha visto la zona industriale trasformarsi prima in zona sportivo-commerciale per tornare ora alla sua destinazione originaria: dopo oltre un decennio siamo di nuovo ai piedi della scala, con un’area potenzialmente pregiata ma oggi abbandonata a se stessa».

«Spesi soldi pubblici»

Ai tempi del «DaiTicino!» era emerso, ricorderete, anche il Policentro, in pratica un centro commerciale aperto 7 giorni su 7 che avrebbe dovuto sorgere accanto all’arena granata. L’AMICA ha sempre evidenziato i rischi di queste iniziative, ma nonostante tutto «si sono spese centinaia di migliaia di franchi dei contribuenti per studi fuori misura e persi anni in ricorsi, resisi necessari dalla cecità dimostrata dalle autorità nel sostenere i sogni utopistici di personaggi discutibili e la boria di alcuni nostri amministratori. Oggi la zona è tornata industriale: messo di fronte alla realtà da parte delle autorità cantonali, il Municipio si è visto costretto a riconoscere l’inconsistenza di quelle utopie e ammettere i propri limiti nella capacità di amministrare il Comune».

«Speriamo nella torre»

Dopo tre decenni di «stasi» secondo l’AMICA «ci si affida ancora a pretese potenzialità di sviluppo, in realtà esistenti solo sulla carta, che dovrebbero derivare da infrastrutture a valore aggiunto. Dobbiamo sperare invece che una ‘torre energetica’ aiuti a rilanciare l’area industriale promuovendola in tutto il mondo, sperando che non sia un’altra utopia destinata a svanire nel nulla». E ci si affida pure alle innovative Officine. Che non è poco.