associazione per il miglioramento ambientale di Castione
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S. Soncini Pecunia non olet

Arbedo-Castione. Pecunia non olet, ovvero il denaro non puzza!

STELIO SONCINI, ARBEDO

 

Venerdì, 29 ottobre, sono stati presentati alla popolazione la variante di Piano regolatore volta a ridefinire l’assetto pianificatorio di Castione e l’esito dell’esame da parte del Dipartimento del territorio. Costi stimati: 35 milioni di cui 14 a carico del comune.

Nelle intenzioni del Municipio, rientra anche la creazione di una “zona a luci rosse”.

Intenzione che, già per il risalto mediatico datogli alla consegna al Dipartimento della proposta d’indirizzo, non era passata inosservata. Eloquenti in proposito sono i due contributi redazionali sulla RegioneTicino del 20 e 27 marzo 2010.

È scontato che una simile proposta possa suscitare preoccupazione.

Orbene, a chi se ne è fatto interprete il vicesindaco Pietro Gazzoli non ha trovato di meglio che contrapporvi, quale vantaggio, anche l’indotto economico generato, in quanto consumatrici/tori di beni e servizi, da chi esercita il “più vecchio mestiere”. A vantaggio del “Beldona di turno …” per citare un suo esempio. Un’ode, quindi, a favore di una società dei consumi libera da considerazioni d’ordine morale. Pecunia non olet… appunto!

Se si trattasse di opinione personale, la tesi “vantaggi a livello di ricadute economiche” del vicesindaco non meriterebbe un rilievo al di là della semplice cronaca. Data la sua funzione di relatore e quindi di portavoce dell’esecutivo qualche riflessione in più è d’obbligo.

A maggior ragione poi, nel constatare che il sindaco Luigi Decarli, pure seduto al tavolo dei relatori e intervenuto ripetutamente, non ne ha preso le distanze. Occorre quindi concludere che le esternazioni del signor Gazzoli riflettono una convergenza di opinioni in seno all’esecutivo?

Che vi sia chi intravvede in queste ricadute l’uovo di Colombo per incrementare le entrate dell’erario? Come escluderlo non appena si consideri che da anni Arbedo-Castione beneficia massicciamente del contributo di livellamento cantonale proprio per la debolezza del suo substrato fiscale.

Negli ultimi cinque anni: 6.7 milioni di franchi, a fronte di un gettito (persone fisiche e giuridiche) di 31.2 milioni, ossia un introito aggiuntivo del 21% rispetto a quello fiscale.