La pensata magica

di Lauro Tognola

L’Inchiesta, novembre 2012

Venerdì 5 ottobre 2012 La Regione Ticino ci ha regalato mezza pagina di surrealismo spontaneo. Titolo: Lo stadio granata ha già fatto gol- Apprendiamo che la struttura sorgerà a Castione, avrà anche contenuti culturali e commerciali, occuperà una superficie di 60 mila metri quadrati, potranno prendervi posto da 12 mila a 18 mila persone, sarà provvista di tetto mobile e di seicento parcheggi sotterranei, costerà cento milioni ma le spese sono tutte private, rassicura il patron granata senza tuttavia precisare quali spese per che cosa.

Sicuro è che Gabriele Giulini, onnipresenza mediatica inaggirabile, lotterà per l'idea: compimento di un percorso, e in prospettiva il sogno per cui continuerà a lottare benché il cammino non sia in discesa. Discorso di sotto-genere patetico svolazzante: questo e ben altro il Ticino credulone beve dalle labbra del visionario di turno.

E già sapete, sussurra Giulini rivolto al pubblico, con chi si batterà presto I'AC Bellinzona (qui pausettina quasi lacrimante di finta suspense). Sìsì, proprio con il Barcellona.

Ispirato dal calciatore star Hakan Yakin, il presidente Giulini ha spiegato che il manufatto, sito in territorio castionese tra il fiume e la ferrovia, sarà qualcosa come la bambola russa matrioska: se sviti sport eccoti cultura,se sviti cultura ti accoglie tempo libero, se sviti tempo libero commercio ti ammicca. Matrioska metaforizza Ia polivalenza non già di un banale stadio tipo Stade de France, bensì del complesso sportivo culturale DaiTicino. Capito? Alla cultura la missione di eufemizzare lo sport, che è tutto salvo dolcezza. DaiTicina, imperativo di dare. Osa Ticino, lànciati, non esitare, vedi grande che piccolo è brutto, vai e costruiscil

Pier Felice Barchi sembra di altro parere:

“Proviamo a fare la somma di tutte le mega-infrastrutture, le mega-urbanizzazioni, i mega progetti di nuovi musei ed edifici culturali autopromossi negli ultimi due anni. (..-) Dobbiamo renderci conto che in questo cantone (...) stiamo perdendo completamente il senso delle dimensioni”*.(La Regione Ticino 27 giugno 2012)

Infatti! Nel Ticino la disproposizione affascina sempre. È tipico delle culture non ancora smaliziate. Interessa poco distinguere I'utile dal troppo, il necessario dal superfluo; chiedersi su quale massa critica di possibili fruitori poter contare affinché la realizzazione di un progetto smisurato non porti al fallimento; se non sia da irresponsabili (o peggio) far sognare gli ingenui anziché svegliarli.

È pur vero che nello sport la dismisura è legge: tutto dev'essere grandioso, colossale, circo massimo. Lo sport non ha frontiere, né naturali né politiche né sociali. Morali? Forse,ma si intravvedono sempre meno. Lo sport è transcontinentale, trascendentale, dunque sacro: neoreligione oppio di tutti i popoli. Ben inserito nella ticinesità, Gabriele Giulini svolge a meraviglia la sua missione di celebrante planetario.