L’editoriale
Stadio, impariamo dagli errori commessi!
di Matteo Caratti
Historia magistra vitae . Ovvero le esperienze passate ci illuminano nel presente. Lo diceva Cicerone e chissà cosa direbbe di questi tempi a proposito della possibile edificazione di un megastadio nei paraggi della capitale.Molti bellinzonesi ricorderanno che a metà degli anni Novanta la pallacanestro ‘tirava’ assai, tanto che la città poteva vantarsi di essere sede di una società sportiva che contava ben due squadre in Lega nazionale. Così, su iniziativa (rigorosamente!) privata, venne costruito un palazzetto del Basket. O meglio: la società Fidefinanz Bellinzona Basket (con allora alla testa Sergio Ponzio) costruì il ‘PalaPonzio’, beneficiando pure di un diritto di superficie per 50 anni da parte del comune. Il mix fra buone performance sportive, capitali privati ‘trovati’ per l’investimento iniziale e la mano dell’ente pubblico permisero così all’edilizia privata di decollare e edificare.Ben presto però (solo pochissimi anni dopo!) i risultati sportivi si fecero alquanto altalenanti.
Vi si aggiunsero poi le difficoltà della Fidefinanz Bellinzona Basket che indussero una banca (per la precisione la Banca del Gottardo ) a ritirare la proprietà dell’immobile. E qualche anno dopo, la stessa banca che cosa fece? Propose al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport l’acquisto del palazzetto e, subordinatamente, l’affitto con diritto di prelazione.Così, per alcuni anni, il Cantone (prima di acquistare nel 2008) affittò il Palazzetto, mentre la Città di Bellinzona rinunciò all’esercizio del diritto di prelazione, trasferendo al Cantone anche il diritto di superficie.
Riassumendo: un privato si fa dare per 50 anni un terreno dall’ente pubblico, fa un investimento edificando e poi non è più in grado di far fronte ai suoi doveri: vuoi perché il vento è cambiato (perché i risultati sportivi lasciano a desiderare), vuoi perché chi inizialmente sosteneva la squadra, successivamente non ha più potuto permetterselo (economicamente parlando).
E chi è alla fin fine – ci chiediamo – che è chiamato a far quadrare i conti, astenendoci dal trattare gli aspetti delle imposte e dei contributi sociali andati verosimilmente persi? Il solito cittadino Pantalone che paga tutto con le risorse dell’erario pubblico. Brutta storia davvero!
E allora, per tornare alla citazione iniziale, se veramente la storia dev’essere maestra di vita, cerchiamo di esser una volta tanto un po’ seri. Diffidiamo, visto che a suo tempo i privati non sono stati neppure in grado di far fronte ad un investimento di pochi soldi, di chi ora vuole investire milioni su milioni per realizzare un mega-stadio. Il problema non è quello di trovare i milioni per l’investimento iniziale: quelli li si trova quasi sempre. Il problema è quello dei costi altissimi generati dalla successiva gestione ordinaria senza avere le spalle coperte da un’economia in grado di spendere e spandere in sponsorizzazioni e pure il fatto (assodato) che anche nello sport non si ha necessariamente a che fare con dei filantropi. Non vogliamo ‘menar gramo’, ma non appena i risultati sportivi inizieranno a far acqua anche col pallone, come è già avvenuto col basket, sarà un fuggi fuggi. E ancora una volta i poveri cittadini saranno chiamati alla cassa per la megalomania altrui, con la differenza che un megastadio vuoto non serve neppure a fare pascolare le vacche!
Che si faccia dunque il passo secondo la gamba, mantenendo i piedi ben piantati per terra, avvero si metta a posto il Comunale. Punto e basta: il resto è polvere negli occhi di chi fa finta di promuovere lo sport, mentre vuol fare altri (i propri) affari. Giusta quindi la seppur tardiva strada imboccata ora dal Municipio di Bellinzona col ‘piano B’ (cfr. pagina 11). Speriamo vivamente che alla ‘B’ si sostituisca una ‘A’!
Come detto la storia insegna. Fra l’altro anche quella altrui: che ne dite dell’ingloriosa fine che stava facendo lo stadio di San Gallo, citato alla sua inaugurazione quale esempio? O il fallimento, a soli cinque anni dalla sua nascita, della società proprietaria del Palamondo ritirato ieri per soli 1,6 milioni di franchi dal ricco comune di Cadempino (Per carità: a Bellinzona non sarebbe male volare un po’ più basso. E non farsi nuovamente prendere per fessi.