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La prostituzione tra legge e morale


■ Ebbi a scrivere ( Immoralità e veleni , «Opinione liberale» 31.01.2002) che ogni compromesso statale di contrastare vizi o derive, difficilmente o non rimovibili, imponendo legalizzazione e imposizione fiscale va catalogata come immoralità di grado A. Ora ci siamo, e la mia valutazione non è cambiata. È manifesto che la prostituzione è una piaga, uno sfruttamento illecito della donna retto da organizzazioni oscure e quindi da condannare. Che poi la legalizzazione non abbia contribuito a debellare il fenomeno lo dimostra la gestione statale delle case di tolleranza in Italia, abolita in seguito (erano gli anni 50) dalla famosa e discussa legge Merlin. La medesima cosa si è verificata nel campo della droga: il lassismo di Zurigo (Platzspitz) si è rivelato un completo fallimento. Inoltre è pura illusione che la re­gistrazione delle prostitute possa essere realizzata in modo soddisfacente. Essa richiede individualmente mesi e si sa che queste povere ragazze vengono spostate quasi mensilmente dalle organizzazioni per motivi di marketing (variazione dell'offerta) e di politica (sfuggire alle leggi, impedire la fuga delle ragazze). E i costi per lo Stato saranno, dopo la legalizzazione, ancora maggiori di quelli odierni. Profondamente deluso sono sta­to dalla discusione sul tema nell'ambito del­la trasmissione «Falò» di giovedi 18 novem­bre. Deluso dal comportamento dell'intervistatore che voleva con insistenza imporre i suoi (in parte giusti) punti di vista (è purtroppo un male che affligge oggi molti conduttori di interviste: avete invitato qualcuno, lasciatelo parlare) . Deluso dalla posizione dell'on.Pedrazzini, troppo impastoiato nella legalità.Il Ticino non si trincei dietro i paraventi legali, ma dica (in barba a Berna) che noi non vogliamo avallare l'immoralità di tipo A . Forse non ci daranno ragione, ma avremo dimostrato integrità e carattere. Ragione ce la daranno tra dieci anni.
Tino Celio, Ambrì

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Copyright © 24/11/2010 Corriere del Ticino