Proponiamo quest'autorevole contributo per marcare il grave problema che la prostituzione comporta. Alle nostre istanze comunali chiediamo un minimo di "bon ton" e rispetto per i cittadini. Al prossimo comizio di partito ci aspettiamo che certi gerenti di bordelli non siano più invitati ! (red)
La parola: da Il Caffè 23.10.2011
Prostituzione
PAOLO BERNASCONI
avvocato, docente universitario di diritto e già procuratore pubblico durante un ventennio
"Il Ticino è il bordello della Lombardia". Così affermò, durante la trasmissione Modem dello scorso 23 settembre, il criminologo Michel Venturelli. Riferiva attingendo alle sue pluriennali analisi sull'ambiente della prostituzione e quale consulente del Bar Oceano di Pazzallo, primo in Ticino ad avere ottenuto la licenza cantonale di postribolo.
Analizziamo la trasmissione radiofonica, perché è in gioco il modo in cui autorità ed alcuni "imprenditori" ticinesi si relazionano con il rispetto della personalità di esseri umani vulnerabili. Inoltre, alla trasmissione prese parte anche Norman Gobbi, nella sua veste di consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni. L'esponente del governo si è sbarazzato della questione morale proclamando che "la prostituzione è il mestiere più vecchio del mondo". A chi volesse seguirlo anche su questa strada, rimane però ancora da percorrere la strada legale, anche perché quella è la via maestra del Dipartimento cantonale della giustizia e della polizia. Questi esordì con il proclama: "La prostituzione è permessa dalla Costituzione".
Non è stato menzionato da quale articolo. Tuttora lo stiamo cercando. Il solco nel quale si sviluppò la trasmissione venne tracciato dal criminologo Venturelli: "attualmente lavorano in Ticino circa ottanta ragazze. Si calcola un fabbisogno di seicento. Come regolarizzare questo flusso?". Usiamo il termine di "fabbisogno" riferendoci ad esseri umani? Ma facciamo astrazione (ma si può?) dai pilastri culturali svizzeri e ticinesi (amor del prossimo, rispetto della personalità, ecc.). E allora parliamo solo di sicurezza, quella dei cittadini ticinesi.
Sostiene la polizia, da anni, e risulta dai processi penali, che le "ragazze", commerciate dalla ventina di bordelli ticinesi, specialmente se provenienti dall'Europa dell'Est, sono controllate da gruppi mafiosi, di piccola o media importanza. Ma tutti armati, di muscoli, tirapugni, coltelli, fruste o pistola, per farsi versare il frutto del loro "lavoro", che è il più antico del mondo ed anche "previsto" dalla Costituzione. Prepariamoci a 600, o qualcuno meno, mafiosetti frontalieri, armati, in viaggio fra Ticino e Moldavia, Romania e altri Paesi.
Tutto lavoro per la polizia ticinese, cantonale e comunale. La violenza nei confronti di queste donne che, durante la trasmissione, venivano chiamate paternamente "ragazze", è stata definita brutale da parte del Consigliere federale responsabile della Giustizia e della Polizia in occasione del dibattito concluso recentemente al Consiglio degli Stati, che ha approvato all'unanimità la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani.
Il livello di violenza praticato dai gruppuscoli mafiosi dell’Europa dell’Est (quelli che attualmente perseguitano circa 80 “ragazze” e che dovrebbero aumentare fino a 600 nel Cantone Ticino) è tale che la Svizzera si trova costretta ad allinearsi sugli altri Paesi membri del Consiglio d’Europa, prevedendo una legge federale che addirittura istituisca una centrale specializzata per la protezione di quelle “ragazze”, che avranno il coraggio di testimoniare contro i propri “protettori”. Sono altri gravosi compiti per le polizie cantonali e comunali. Sono altri costi per lo Stato, perché l’ambiente della prostituzione rimane quello di maggiore attrattività per i frontalieri del crimine provenienti dall’Europa dell’Est.
La diffusione della prostituzione in territorio svizzero è diventata tale da indurre il parlamento, appunto in applicazione della suddetta Convenzione (contro l’approvazione della quale, nella procedura di consultazione, si era pronunciata soltanto l’Udc) ad introdurre nel Codice penale anche la punibilità della prostituzione con minorenni (nuovo art. 196) e ad aggravare le sanzioni penali per il promovimento della prostituzione e la tratta delle persone. Basta leggere le sentenze del Tribunale federale per rendersi conto della brutalità importata dalla prostituzione straniera.
Questo livello di violenza diffusa ha convinto il Tribunale federale ad estendere la punibilità anche nei confronti delle persone che stabiliscono il luogo, i tempi, l’intensità e le altre condizioni di esercizio della prostituzione, bastando che l’autore eserciti sulla persona disposta o pronta ad uscire dalla prostituzione delle pressioni per impedirgli di abbandonare questa attività. Sono punibili anche coloro che ingaggiano all’estero delle giovani donne che vivono in condizioni economiche precarie, per i propri postriboli in Svizzera, servendosi in parte di un intermediario per piazzarle. Il consenso puramente formale delle interessate a prostituirsi e a farlo in determinate circostanze non ha alcun valore se questo è dovuto alle difficili condizioni sociali ed economiche dei loro Paesi di origine. La punibilità è prevista anche quando il “protettore” “esercita una pressione sulla vittima ventilando vantaggi economici o sfruttando la sua particolare sottomissione; basta sfruttare una situazione di vulnerabilità, il consenso non è di fatto effettivo se è motivato da condizioni economiche precarie.”
Ce n’è abbastanza per affrontare il previsto aumento del “fabbisogno” nel Cantone Ticino di esseri umani vulnerabili da 80 a 600 “unità”, invece che in termini di organizzazione dei postriboli, in termini di prevenzione: basta aprire procedimenti penali contro i responsabili dei postriboli, convincendoli quindi a scegliere Paesi meno tolleranti di quanto non sia attualmente il Cantone Ticino. E faremo un favore anche a tutte le autorità comunali che, facendosi interpreti della moralità della maggioranza dei ticinesi, si sforza di ostacolare l’insediamento di zone di violenza mafiosa sul proprio territorio, cercando di interpretare a proprio modo l’unico scudo protettivo, che è rappresentato oggi dalle norme sulla legge edilizia. Sul fronte dell’impiego delle forze di polizia basta rammentare che, per una retata di controllo su un postribolo, è necessario l’impiego di almeno 50 agenti di polizia per parecchie ore; agenti che potrebbero essere impiegati per la prevenzione di reati più radicati nel territorio. Forse, almeno una volta si potrebbe copiare dall’Unione Europea ed estendere le misure di prevenzione riguardo al paventato (o auspicato?) aumento del “fabbisogno” anche alla misura no. 25 delle direttive dell’Unione Europea del 5 aprile 2011 contro la schiavitù: scoraggiare e ridurre la domanda “fonte di tutte le forme di sfruttamento”. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni può quindi procedere contro la pubblicità sistematica che viene tuttora organizzata e attuata dai media nel Cantone Ticino. Avremo così un (più) bel Ticino.
23-10-2011 01:00