Pianificazione territoriale: è l’ora delle macroregioni

 

di Angelo Rossi

 

La storia delle concezioni nazionali di sviluppo territoriale ha ormai quarant’anni. Il primo documento sul futuro della struttura territoriale del nostro Paese fu infatti pubblicato all’inizio degli anni Settanta. In quel documento il territorio della Svizzera era ancora diviso in più di cento regioni. Lo sviluppo territoriale vi veniva descritto in forma di scenari che si differenziavano rispetto al grado di concentrazione della popolazione. Da allora ad oggi il proposito di porre alla politica territoriale nazionale obiettivi di lungo termine non è mai stata abbandonato. Tutti i cinque o sei anni, le autorità federali pubblicano un nuovo rapporto. Qualche volta lo mettono anche in consultazione. Siccome però le competenze del governo federale in materia di sviluppo territoriale sono limitate, non è che gli obiettivi e le raccomandazioni di questi rapporti abbiano un’incidenza palpabile sullo sviluppo effettivo. Anche perché, quasi sempre, i loro scenari, più che una descrizione di quel che potrebbe succedere in futuro, non sono altro che la razionalizzazione dello sviluppo in corso. Qualche settimana fa, il dipartimento competente ha distribuito l’ultimo frutto di questa attività di riflessione, avviando una procedura di consultazione che dovrebbe consentire di elaborare, entro il 2012, un «progetto territoriale» approvato da Confederazione, Cantoni e Comuni. Se l’intenzione di far approvare gli obiettivi congiuntamente ai tre livelli istituzionali costituisce la novità, tre sono invece le considerazioni centrali del rapporto. La prima è che lo sviluppo si concentra oggi negli agglomerati urbani, anzi nelle regioni metropolitane del Paese. La seconda è che la trasformazione del territorio è influenzata dalla mobilità, in particolare da quella in ambito urbano. La terza idea riguarda il piano degli obiettivi. Il progetto territoriale dovrebbe consentire alla Svizzera di realizzare uno sviluppo sostenibile. È facile rilevare che esiste una contraddizione profonda a livello di sviluppo territoriale tra le tendenze in atto, con l’estensione sempre maggiore degli agglomerati urbani e la crescita delle zone metropolitane, e l’ambizioso obiettivo dello sviluppo sostenibile. Poiché lo sviluppo in atto non conduce di per sé alla sostenibilità è necessario che lo Stato intervenga per salvaguardare, conservare, ma anche per rafforzare e potenziare le qualità essenziali del nostro territorio. Il concetto territoriale che sottintende il progetto suddivide la Svizzera in tre tipi di aree d’intervento: la metropolitana, quella delle città di media e piccola dimensione e l’area d’intervento alpina. Del primo tipo di area fanno parte tre regioni metropolitane (Zurigo, Ginevra-Losanna e Basilea) e la regione della capitale che non è metropolitana, ma è pur sempre importante. Il secondo tipo di area comprende altre cinque regioni tra le quali la Città-Ticino. Abbiamo infine, nel terzo tipo, tre vaste regioni di montagna: S. Gottardo, Svizzera sud-occidentale, Svizzera sud-orientale. Il territorio svizzero si suddivide quindi, stando a questo concetto, in tredici regioni. È ovvio che, scegliendo questo tipo di definizione funzionale, abbinato alla densità demografica e alla mobilità urbana, non si rispettano i confini cantonali. Di conseguenza l’approvazione degli obiettivi di sviluppo territoriale del progetto richiederà che i Cantoni si mettano d’accordo, finalità che non sarà facile da conseguire. Non è che non esistano iniziative con incidenza territoriale che superino i confini cantonali. Basilea, Zurigo e la Svizzera romanda hanno messo a punto, soprattutto per finalità di marketing, associazioni intercantonali di questo tipo. Ma è anche vero che, finora, le concezioni di sviluppo dei piani direttori rispettavano scrupolosamente i confini del Cantone. Semmai le riflessioni sulla necessità di guardare oltre il confine facevano parte delle considerazioni strategiche che si premettevano a questi documenti senza che le stesse destassero un grande interesse da parte dei politici. Il progetto territoriale tenta ora la carta del coinvolgimento dei Cantoni e dei Comuni. Come si è già rilevato, si tratta di un compito difficile. Per il Ticino, poi, il compito è quasi impossibile. La parte alta del Cantone dovrebbe infatti negoziare con i Cantoni gottardisti. Il fallimento del progetto Expo S. Gottardo/Alptransit, evocato nel rapporto come possibilità interessante, ci dà la misura delle difficoltà di collaborazione con questi cantoni. La Città-Ticino, ossia il resto del Cantone, dovrebbe addirittura venire a patti con la metropoli lombarda. Anche in questo caso un’esposizione «Expo 2015» potrebbe costituire la pietra di paragone per lo sviluppo delle collaborazioni. Speriamo che questa collaborazione abbia più successo della «Regio insubrica».

 

 

Azione

14.02.11