La città-mercato e i terreni che non ci sono
Bellarca Sa e Policentro pianificano stadio e commerci su sedimi appartenenti ad altri
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Stadio e città-mercato progettati sui terreni della Mancini e Marti (nel tratteggiato) |
Che il progetto di nuovo stadio per l’Acb a Castione, con annesso centro commerciale così come voluto dalla Bellarca Sa (della cordata De Dea-Delcò) e dalla Policentro di Lino Iemi stia incontrando numerosi problemi non è più un mistero per nessuno. Un brutto colpo il progetto lo aveva preso una quindicina di giorni fa allorquando il gigante della distribuzione Coop, che, secondo Lino Iemi, doveva essere l’elemento trainante dell’intero progetto dal punto di vista commerciale, aveva deciso di non partecipare all’operazione e di rimanere dove è attualmente insediato.
Oggi si aggiunge un’altra tegola per i promotori della cittàmercato da ricercare nella difficoltà, per usare un eufemismo, ad accordarsi con i proprietari dei terreni necessari a concretizzare l’operazione. Stando a quanto da noi appreso, la maggior parte dei proprietari dei sedimi della zona industriale non sono per nulla intenzionati ad alienare i loro sedimi. E le ditte oggi attive nel comparto industriale di Castione, sia a nord che a sud della stazione Ffs, non sembrano minimamente intenzionate ad abbandonare le loro attuali ubicazioni. All’orizzonte della città-mercato si stanno quindi stagliando grosse nuvole nere quando si tratterà di concretizzare le eventuali operazioni di acquisto dei terreni necessari alla costruzione. Bellarca Sa non potrà, soprattutto, contare su quelli della Mancini e Marti/Otto Scerri Sa. In modo particolare sarà molto difficile che possa accaparrarsi i circa 30 mila metri quadri di proprietà della Mancini e Marti/Otto Scerri Sa sui quali, in modo per lo meno strano, sono state progettate parte del centro commerciale e parte dell’infrastruttura sportiva.
La Mancini e Marti, attiva a Castione da oltre 70 anni, con circa 350 collaboratori, che produce inerti per calcestruzzi e sottofondi stradali approvvigionando pressoché tutte le imprese di costruzione del Bellinzonese e dell’Alto Ticino, è proprietaria di circa 176 mila metri quadrati di terreno nella zona industriale di Castione. E l’azienda, stando alle parole dell’amministratore delegato, ingegner Gino Boffa e del vicepresidente del Consiglio di amministrazione nonché direttore, ingegner Fabio Panzera « non rinuncerà ad un solo metro quadrato della sua proprietà. Ciò poiché si tratterebbe, complice anche la nuova pianificazione dell’area attualmente in consultazione e che prevede l'insediamento di attività più qualificate, di una limitazione della nostra attività con una considerevole riduzione dell’area (circa 65 mila mq.) attualmente utilizzata per i nostri bisogni industriali. Ciò che potrebbe anche avere come conseguenza la cessazione dell’attività ». Pur non volendo impedire all’Acb di disporre di uno stadio in regola secondo i dettami della Lega calcio, la Mancini e Marti/Otto Scerri Sa già sin d’ora « si opporrà – specificano Boffa e Panzera – fino al Tribunale federale se la nuova pianificazione dovesse essere accettata così come prevista. E promette una dura battaglia contro coloro che già oggi ventilano, in modo più o meno velato e con metodi poco consoni alle nostre latitudini, l’eventuale possibilità di procedere con espropri di terreno. Per procedere agli espropri non bastano le parole... ci vogliono anche i fondi necessari... ».
Va comunque ricordato che Mancini e Marti aveva già espresso l’intenzione di non vendere i propri terreni a Bellarca Sa in un incontro di qualche mese fa. E a nulla ha portato la proposta della cordata De Dea-Delcò di procedere a una permuta di terreni nel medesimo comparto con conguaglio per i differenti valori dei terreni permutati. Anche questa soluzione, come detto, non ha portato ad alcun risultato positivo anche perché i promotori della città-mercato non hanno potuto fornire le garanzie richieste.
In una vicenda che sta diventando sempre più complicata si inserisce anche un altro tentativo della Bellarca Sa di riuscire a garantirsi i sedimi necessari alla concretizzazione dell’opera. Infatti qualche tempo fa gli stessi promotori avevano chiesto alla Mancini e Marti/Otto Scerri Sa l’autorizzazione a presentare la domanda di costruzione con una riserva. « Si trattava di una clausola separata – spiegano ancora Gino Boffa e Fabio Panzera – secondo cui detta domanda non avrebbe compromesso i diritti dei proprietari del fondo (la Mancini e Marti) qualora non fosse possibile giungere in futuro a un accordo bonale sulle trattative per la prospettata permuta con conguaglio. Noi non abbiamo sottoscritto l’autorizzazione, non certamente perché vogliamo mettere il bastone tra le ruote all’Acb, squadra alla quale soprattutto la Scerri Sa è sempre stata molto vicina ».
Quali allora i motivi? Ancora Boffa e Panzera: « Non abbiamo sottoscritto l’autorizzazione poiché la stessa avrebbe, anche magari solo inconsciamente, influito sulle autorità chiamate a dirimere la contestazione in caso di un successivo mancato accordo. Inoltre la clausola di riserva non doveva essere portata a conoscenza della Lega calcio. Pertanto sarebbe stata considerata un inganno e il successivo mancato accordo sulla permuta avrebbe potuto essere considerato dall’opinione pubblica un intransigente egoismo. Malgrado la mancata sottoscrizione dell’accordo, Bellarca Sa e, di riflesso, Policentro hanno comunque inoltrato la domanda di costruzione sui terreni della Mancini e Marti/Otto Scerri Sa senza l’accordo dell’impresa stessa. Impresa che si riserva di informare la Lega calcio di questa fattispecie ».
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