I numeri delle aziende
in Svizzera e Ticino
SIMONETTA CARATTI
Il Caffè - 03.04.11
Nick Hayek è proprio seccato, aveva messo gli occhi su un terreno a Riazzino per ampliare la produzione di Swatch, gli orologi di plastica che fanno girare la testa ai mercati asiatici emergenti, ma ha dovuto fare retromarcia. Come Swatch, altri imprenditori italiani al Ticino preferiscono altri cantoni per trasferire la loro produzione. Chi per agevolazioni fiscali, chi per sfruttare una posizione geografica più strategica, chi per prezzi dei terreni più vantaggiosi. E quello delle zone industriali è il vero tallone d'achille del Cantone. C'è un problema enorme di spazi. I terreni sono pochi, più cari che altrove, e pure limitati come superficie. In più le regole sugli indici di sfruttamento sono più rigorose, ad esempio, dei Grigioni. Quindi un'azienda per avere più spazio edificabile deve comperare più metri quadrati e spendere di più. Quello degli indici è un nervo scoperto. "Abbiamo sollecitato il dipartimento del territorio, ma non abbiamo ricevuto risposta. In Ticino c'è poco territorio e dobbiamo sfruttarlo meglio. Al di là dei tanti sorrisi c'è molto lavoro da fare", spiega al Caffè Stefano Modenini, direttore dell'Associazione industrie ticinesi (Aiti).
E la lista è lunga. Manca una banca dati aggiornata sulla situazione delle parcelle. Ed è grave, perchè quando un imprenditore sceglie il Ticino e si aspetta di trovare dati, mappe dei terreni disponibili. Invece ciò non esiste. "Manca una banca dati con informazioni aggiornate. Nemmeno al Territorio hanno una mappatura degli indici di sfruttamento dei terreni, bisogna guardare parcella per parcella, comune per comune. È assurdo".
È scoraggiato, Modenini. Il Cantone è in estremo ritardo nel promovimento economico, nel marketing per attirare nuove imprese, nuovi imprenditori che creano impieghi in un cantone dove di lavoro ce n'è sempre meno. "Siamo in ritardo di almeno di 15 anni. La vera emergenza sono i terreni. Il governo deve affrontare la situazione, parlare con i comuni. Non è necessario fissare zone dedicate rigidamente all'industria. Ma occorre avere almeno un progetto, uno schema di massima da seguire. Invece si naviga a vista".
Si improvvisa. Perchè se il Ticino decide di investire nel marketing territoriale, attirando nuovi imprenditori esteri, occorre poi offrire loro qualcosa: terreni a prezzi vantaggiosi, agevolazioni fiscali, efficienza burocratica, un bacino di manodopera... e sul fronte dei terreni il Ticino arranca. Tanti sono di proprietà di privati che spesso prediligono supermercati: "Mi chiedo anche se tutti questi supermercati hanno poi dei clienti" dice Modenini.
In altri cantoni, i comuni, l'Esecutivo ed i privati si sono seduti attorno ad un tavolo, hanno discusso e trovato soluzioni per attirare nuove imprese. Come lo stop alle imposte per 10 anni in base all'occupazione generata. Come i prezzi concorrenziali (anche 2 franchi al metro quadrato) per l'affitto dei terreni . Ed i risultati si vedono. A due passi dal Ticino sta nascendo una maxi area industriale. A San Vittore, il promovimento economico grigionese vuole trasformare parte del vecchio aerodromo militare in area industriale. Divertsi imprenditori italiani sono già interessati. A San Vittore 50mila metri quadrati sono ancora disponibili e altri 200mila sono in fase di trasformazione.s.c.
03-04-2011 01:00
03-04-2011 01:00