Castione La Marti si schiera contro la pianificazione

Il proprietario di mezza zona industriale promette battaglia
DOPO IL NO DI COOP
Il legislativo ne discuterà dopo l'estate

A suo tempo prevista ancora entro la fine dello scorso anno per dar modo, almeno in linea teorica, alla Bellarca e all'ACB di poter dare il via ai propri can­tieri ancora nel 2011, la discussione in Consiglio comunale sulla nuova pianificazione di tutta la frazione di Castione slitta almeno a dopo l'estate. L'inte­ra proposta si trova ancora in fase di stand-by (si veda il CdT dello scorso 5 aprile) per essere ristudiata dopo che il rifiuto della COOP di trasferire i suoi negozi nel policentro commerciale oltre la ferrovia ha completamente rimescolato le carte imponendo una serie di nuovi approfondimenti che toccano vari aspetti alquanto delicati. Per completarli ci vorranno mesi. Una situazione di cui il Municipio ha preso atto negli scorsi giorni. Di fronte all'impossibilità di rispettare la scaletta che prevedeva di licenziare la variante di PR congiuntamente al consuntivo, ha fatto sapere alla presidenza del Legislativo che quale piatto forte della prossima seduta vi saranno unicamente i conti del 2010 e alcuni investimenti. Questa inoltre, non essendo ancora del tutto pronti i messaggi, non si terrà il 16 maggio ma è stata spostata ai primi di giugno.

■ Vada come vada, il gruppo Marti, cui appartengono la Mancini & Marti che a sua volta controlla la Otto Scerri SA, promette battaglia contro la nuova pianificazione di Castione. Se necessario è pronto ad andare fino al Tribunale federale per non veder modificati i contentuti dell'attuale zona industriale nel senso auspicato dal Cantone e dal Comune che devono mettere in conto un ulteriore allargamento del fronte degli oppositori che, dichiaratamente, già conta: Amica e ambientalisti. La conferma del no ci è giunta dai vertici del gruppo cui appartiene quasi la metà dei 500 mila metri qua­drati che formano l'area industriale che Comune e Cantone vorrebbero aprire ad altri utilizzi per insediarvi il policentro commer­ciale e il nuovo stadio ACB. Un'iniziativa, quest'ultima, che, come abbiamo anticipato il 4 marzo, risulta per buona parte progettata sui terreni occupati dalle attività del gruppo Marti che le autorità vorrebbero ridimensionare, almeno per quanto riguarda la gestione degli inerti, per riqualificare l'intera area. «L'attuazione di questo piano regolatore non permetterebbe più alla Otto Scerri SA di continuare nell'attività che svolge da 70 anni e che oggi dà lavoro a 300 persone» affermano categorici al CdT l'amministratore Gino Boffa e il direttore Fabio Panzera, chiarendo le ragioni della ferma opposizione del gruppo ai piani di Comune e Cantone. «Il motivo principale è semplice: la proposta di pianificazione sottrae circa 52 mila metri quadrati, pari a circa un terzo, dell'area attualmente utilizzata dalla Otto Scerri SA per le sue attività aziendali, compresa la rimessa per 30 autocarri che dovrebbe essere demolita. E ciò dopo che negli scorsi anni all'attività industriale è già stata sottratta una striscia di circa 25 mila metri quadrati per salvaguardare ambientalmente la sponda del fiume Ticino. In questa situazione l'azienda non potrebbe far altro che chiudere».
«L'autorità ha abdicato al suo ruolo cedendolo alla Bellarca SA»
L'opposizione del gruppo Marti si fonda quindi, in primo luogo, sulla volontà di preservare le proprie attività in loco anche a fronte di un probabile, e consistente, aumento del valore dei terreni che potrebbero anche triplicare di valore. Ma ad aver fatto saltare la mosca al naso c'è anche una questione di principio: Comune e Cantone avrebbero rinunciato al loro ruolo di pianificazione cedendolo a terzi. «Abbiamo dovuto constatare con stupore che la trasformazione dell'area industriale di Castione è passata nelle mani della Bellarca, insieme al gruppo dell'italiana Policentro, il cui patron Lino Iemi il 16 maggio dovrà comparire davanti ai giudici di Cagliari per concorso in abuso d'ufficio nella concessione di permessi relativi alla realizzazione di un megacentro commerciale in Sardegna - sottolineano Gino Boffa e Fabio Panzera -. È una situazione inaccettabile. Stando a quanto dichiarato da Renza De Dea, Bellarca con Policentro e ACB stanno promuovendo l'urbanizzazione di Castione. Siamo quindi di fronte a un'invasione di campo da parte di promotori d'assalto che pianificano e progettano su terreni privati, senza l'accordo dei proprietari». Sentendosi vittima di una manovra a proprio danno il gruppo Marti ha già deciso che vi si opporrà con tutti i mezzi giuridici a sua disposizione. «Non possiamo essere d'accordo perché l'azzonamento dell'area industriale di Castione deve tenere prioritariamente conto delle proprietà fondiarie e delle esigenze delle ditte che da anni lì svolgono la loro attività - sottolineano l'amministratore e il direttore della Mancini & Marti -. In questo caso invece si è data la possibilità ad alcuni promotori di decidere senza tener conto delle attività della Otto Scerri, una della più importanti ditte ticinesi del ramo, dimenticandosi anche che rifornisce pressoché tutte le imprese di co­struzione del Bellinzonese e Tre Valli della materia prima indispensabile per l'attività edilizia. E ciò per favorire finanziatori rappresentati da società anonime appartenenti a persone domiciliate all'estero che, in fase di trattative per un'eventuale permuta di terreni, non erano stati in grado di fornirci adeguate garanzie bancarie».
In ballo 300 posti di lavoro
Per i vertici del gruppo Marti, se la pianificazione dovesse essere approvata come finora nota, il destino della Scerri SA sarebbe segnato. «È forse utile ricordare che con la cessazione della sua attività, oltre alla perdita di 300 posti di lavoro che è l'aspetto per noi prioritario di tutta la questione, avremmo un'invasione di 50 autocarri al giorno dall'Italia per sopperire al fabbisogno di inerti - rilevano Gino Boffa e Fabio Panzera -. Inoltre i detriti delle cave della Riviera, non più riciclati finirebbero a intasare costose discariche. È questo che vogliono le nostre autorità?» si chiedono e chiedono i nostri due interlocutori dicendosi comunque disponibili a discutere del riordino dell'area industriale di Castione. «È evidente, ma occorrono soluzioni accettabili anche per i proprietari, ciò che questo piano regolatore non propone - notano -. Da parte nostra siamo disponibili a trovare una soluzione concordata. Metà della zona industriale di Castione è di nostra proprietà ed intendiamo costruirvi la nostra nuova sede aziendale. È però necessario che la variante di piano regolatore sia più aderente alla realtà. Pensiamo a migliorare quello che c'è e va migliorato senza copiare megagalattiche città mercato dalla vicina Repubblica». DIEM




OTTO SCERRI SA A RISCHIO
Secondo i vertici del gruppo Marti, l'attuazione del nuovo PR non permetterebbe più alla ditta di continuare l'attività. (Foto CdT/bp)


  

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Copyright © 15/04/2011 Corriere del Ticino